Prima categoria

“La Bella e Dannata vita del Numero 1”

“Alessandro Frogheri, una vita da numero 1”

Solo i portieri sanno cosa significa davvero il profumo dell’erba. Gli altri calciatori non ne hanno idea. Perché loro sull’erba corrono, al massimo ogni tanto scivolano oppure, oggi, si rotolano un po’.
Ma il portiere no. Il portiere ci lavora con l’erba. E praticamente ogni suo gesto, ogni suo intervento finisce sempre allo stesso modo, con il naso dentro l’erba. (Dino Zoff)

Oggi intervistiamo Alessandro Frogheri, uno che dentro la porta ci vive e uomo spogliatoio per eccellenza.

 

1.Ciao Alessandro, una carriera alle spalle “Monstre”, l’ultimo anno chiuso al Macomer con soli 15 gol subiti, qual’è il tuo segreto?

“Siamo stati la miglior difesa del girone, è una bella soddisfazione, ma non c’è un segreto, il lavoro di tutto il reparto difensivo unito mi ha consentito di tornare a casa a porta inviolata, quando si è bene organizzati e si stringe un buon rapporto con i compagni si possono ottenere risultati come questo”

2. Quali sono i tuoi piani futuri? Ora che sei sul mercato si è già fatta avanti qualche società?

“Voglio continuare a giocare, si è fatta avanti qualche società e sto valutando, soprattutto per riuscire ad unire gli impegni lavorativi e quelli sportivi, ma tu mi conosci, senza pallone non posso stare.

3. A noi piace fare domande difficili, in un campionato di prima categoria quanto è importante lo spogliatoio? Vale più dell’aspetto tecnico e/o fisico?

“Penso che uno spogliatoio unito possa arrivare ovunque. In una prima categoria ancora di più, il tempo per allenarsi non è come quello professionistico, e quindi la preparazione della partita ne risente, ma quando si agisce sulla testa dei giocatori, ci si allena con sacrificio e si suda la maglia per aiutare il compagno il 90% del lavoro è fatto. Quando c’è una squadra compatta dietro ti lanceresti in mezzo alle fiamme per lei, quel centimetro in più, la forza e la voglia di rimediare agli errori altri, una forza immensa dello spogliatoio.

4.Tutti i portieri sin da piccoli hanno un’eroe, chi è il tuo?

“Quando ero piccolo c’erano tanti portieri italiani, non ho mai avuto un’eroe in particolare, però facevo il tifo per i portieri di squadre minori che subivano tanti tiri in porta e che davano spettacolo, sono loro per me i veri eroi, quelli a cui ispirarsi.”

5.Tra tutte le squadre in cui hai giocato c’è ne una che ti è rimasta nel cuore?

“Sono stato in moltissime squadre, non vorrei fare un dispetto a nessuno nominandone una al posto di un’altra, ho sempre trovato persone splendide e ho mantenuto rapporti ottimi con tutti, però l’anno della promozione play-off della Caletta rimane qualcosa di storico nel mio cuore, con quel covo di pazzi ci sentiamo spesso e riviviamo le emozioni di quella annata.”

6.Ho sentito che hai preso il patentino da allenatore per i portieri, quanto può essere un valore aggiunto per una società avere un uomo squadra e anche una persona che può formare le nuove generazioni?

Si, ho preso il patentino l’anno scorso, quest’anno ho avuto la fortuna di allenare due ragazzi della juniores di Macomer, ho avuto modo di conoscere e organizzare degli allenamenti specifici settimanali e mensili, è stata una grande soddisfazione e spero di aver trasmesso tanto ai ragazzi. L’allenamento non è solo puramente tecnico, un portiere deve avere una forza mentale assurda, sei l’Estremo difensore, un tuo errore può pregiudicare una partita, le tue indicazioni guidano la difesa e la motivazione determina spesso l’andamento di una partita.

Ho provato a trasmettere questi concetti ai ragazzi, io non smetto mai di allenarmi, non si smette mai di imparare.

 

 

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